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15 aprile 2009

FOLLIA GRAFICA 123: Il tarpone delinquente!


Terremoto.

Una disgrazia che ci ha colpito tutti evidenziando, se si poteva fare tanto, ancora di più della recente crisi quanto questo paese spesso trascuri di poggiare la sua vita su basi solide.
Molto si è discusso su questo terremoto, sulle vittime, sui palazzi non a norma, sui soccorsi tardivi.

Alla fine ne è uscita fuori dignitosamente un Italia unita, con un presidente del consiglio e un presidente della repubblica che hanno saputo fare bene il proprio lavoro stando al posto giusto in un momento in cui ce n’era bisogno…e facendolo pure, contrariamente alla norma, senza mettersi troppo sotto i riflettori.
Sono molto confortato dal fatto che oggi questa emergenza abbia fatto uscire da tutti Italiani noi un po’ di meglio e un po’ di peggio…
Se da una parte i soliti sciacalli stanno iniziando a fare man bassa (e spero la rabbia popolare prima o poi colpisca un paio di questi stronzi a monito per tutti gli altri) dall’altra la gente ha risposto in modo esemplare alla crisi mandando, facendo, regalando e condividendo.
Io stesso ho mandato qualcuno di quegli sms, stupendomi di come abbiano fatto in breve tempo cifre tonde e concrete che saranno molto di aiuto in questo frangente.

Ma i problemi restano, sia in questo paese, sia nella mia testa.

Resta la proposta, per adesso ovviamente inascoltata, fatta a tutti i politici di decurtarsi il vitalizio di un 8 per cento (che non inciderebbe per nulla sul loro reddito) per dare un contributo monetario concreto.
Restano i dubbi di norme edili poco controllate e di strutture pubbliche scandalosamente trascurate.
Restano i dubbi di forze di controllo e soccorso sempre più composte da volontari e povere di mezzi a causa dei tagli pubblici sulle spese.

Restano, come vedete, un bel po’ di cose sul piatto…e almeno per un po’ chiunque vorrà spiegazione verrà zittito con il pretesto della disgrazia “ancora fresca”.
Un pensiero semplice: ma per smuovere gli italiani a pensare ai problemi ci vogliono le disgrazie?
Siamo un paese che fa orecchie da mercante sulle tasse, sui problemi della scuola, sui problemi di ordine e sui problemi di sanità…siamo un branco di persone affamate di pietismo e poi fuori da queste disgrazie che sono pubblicizzate ce ne freghiamo allegramente di tutto e tutti.

Se la disgrazia è sotto i nostri occhi siamo pronti anche a toglierci il pane di bocca, lo fanno davvero in tanti, per aiutare chi è lì e soffre…ma se il problema non mostra un bimbo che piange o una madre affranta davanti ad una telecamera non merita la nostra attenzione.

Crollano le scuole? Beh, non ho visto bimbi piangere quindi va tutto bene.
Gli ospedali  stanno diventando lazzaretti senza personale e risorse? Beh, non ho visto anziani che sbraitavano quindi è tutto a posto.
I poliziotti non hanno i soldi per cambiare le gomme alle auto o comprare la benzina?
Beh, non vedo poliziotti che si lamentano quindi è tutto ok.

Ripeto: HO APPREZZATO L’ITALIA CHE HO VISTO IN QUESTI GIORNI…ma il pietismo da solo non manda avanti un paese. Pensiamoci, intanto che continuiamo a cercare come pazzi di mettere l’ennesima toppa ad un sistema che non va.
 


15 marzo 2006

IL FASCISMO NON ESISTE...


Giovedì sera a “porta a porta”, la camerata Alessandra Mussolini, non potendo mettersi a torso nudo a mietere il grano come faceva il nonno, ha deciso di dare prova di italica virilità dicendo a Vladimir Luxuria “meglio (essere) fascista che frocio”.

La pensava così anche il suo stretto parente, e infatti  durante il fascismo “i froci” venivano picchiati, uccisi o spediti al confino in qualche località sperduta.
Bene ha fatto Luxuria a chiedere alla macho woman Mussolini:
“nelll’improbabile ipotesi di una vittoria del centrodestra, dobbiamo forse attenderci l’esilio per gli
omosessuali come avvenne nel ventennio?”.

Considerate le opinioni della nipote del duce e di ministri e parlamentari del centrodestra rispetto alle persone gay, lesbiche e transessuali, la domanda è tutt’altro che retorica.
Che la destra nostrana fosse straordinariamente omofoba e razzista (e quindi ben impersonata da una che, non a caso, si chiama Mussolini) lo sapevamo, e l'episodio di "porta a porta" non fa altro che confermarlo.

Detto questo, viene però anche da domandarsi che cosa faccia di concreto L'Unione, a livello nazionale e locale, per riconoscere alcuni elementari diritti alle persone omosessuali e, più
in generale, alle coppie di fatto.
Limitiamoci al locale (visto che più o meno sappiamo cosa non si dice nel programma dell'Unione in tema di Pacs), considerando i Comuni della lucchesia.
Premessa: poche settimane fa, il consiglio provinciale, con i voti di tutta la destra e della Margherita, ha respinto un ordine del giorno presentato dal consigliere dello Sdi Massoni a favore dei Pacs e contro le discriminazioni.
Circa un anno fa, il consiglio comunale di Pistoia (una giunta composta da ulivo più Rifondazione) ha istituito il registro delle unioni civili, con il voto contrario della destra e l'astensione della Margherita (ricevendo una "scomunica" del vescovo Scatizzi, che parlò di pericolo di "femminilizzazione della società").
Qualche mese fa, la giunta di Viareggio (Ulivo), ha fatto propio e approvato (tramite delibera) un
ordine del giorno per l'istituzione del registro delle unioni civili, presentato in consiglio da Rifondazione. fine della premessa.

Molte sono nella provincia di Lucca (esclusa la Versilia), i comuni,grandi e piccoli, amministrati dai partiti che compongono l'Unione. In nessuna di queste, nessun sindaco, assessore o consigliere ha avuto l'idea di presentare un ordine del giorno per l'istituzione del registro delle unioni civili, sebbene le sollecitazioni non siano mancate.
Certo, l'approvazione di quel provvedimento non cambierà il mondo, ma, come hanno capito i consiglieri comunali e gli assessori che l'hanno presentato nelle loro amministrazioni, quell'atto ha un forte valore simbolico, e serve per far pressione a livello nazionale, affinchè venga approvata una legge che istituisca i Pacs.

In fondo però c'è poco da stupirsi: in "teoria" sono tutti d'accordo e "solidali", ma quando
si passa alla pratica, agli atti concreti, la musica cambia...Il fatto che la maggioranza degli amministratori locali del centrosinistra ignori questi temi, la dice molto lunga su quanta strada occorra ancora fare perché questo paese cambi davvero.

Massimiliano Piacentini da "ForumLucca"

NOTA PERSONALE: SONO PIUTTOSTO STANCO DI SENTIRE CHE LA MAGGIORANZA AL GOVERNO, CHE SI SUPPONE DEBBA FARE DA GUIDA AD UN PAESE INTERO IN MODO OCULATO E ILLUMINATO, SI LASCIA ANDARE A MANIFESTAZIONI DI UN COSI' BASSO LIVELLO CULTURALE E SOCIALE.
IO VORREI CHE COSTORO FACESSERO LO SFORZO DI GUIDARLO DAVVERO QUESTO PAESE, ANZICHE' FARSI PALADINI DEL BURINO MEDIO DI BORGATA AL SOLO SCOPO DI PUBBLICIZZARSI.

QUANDO VEDO COME OPERANO QUESTO SIGNORI MI SEMBRA DI VEDERE UN CONTADINO CHE ORDINA ALLA SUA VERDURE DI CRESCERE...PIUTTOSTO PATETICO.




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12 marzo 2006

PARIGI: FINE DI UN SOGNO

Parigi, blitz nella notte alla Sorbona sgomberata l'università occupata Negli scontri sono rimasti feriti 11 poliziotti, un dimostrante e un fotografo Incidenti in molte altre delle 85 università francesi presidiate da manifestanti

PARIGI - Feriti e panico. Poliziotti contro studenti e Parigi torna nel'68, con la Sorbona che torna ad essere il fulcro della protesta.
All'alba è scattato il blitz delle forze anti-sommossa francesi contro gli studenti che da giovedì sera occupavano la storica università per protestare contro la nuova legislazione del lavoro.
Verso le 4 del mattino la polizia ha fatto irruzione all'interno dell'università parigina e usando i lacrimogeni hanno costretto in pochi minuti i 400 ragazzi ad uscire dalle aule.

L'irruzione ha creato forte panico anche perché alcuni studenti hanno tentato di resistere gettando contro i poliziotti un pò di tutto, da estintori a sedie a libri. In vista dell'assalto finale
al'interno dell'ateneo erano stati accumulati oggetti pesanti davanti ai portoni di ingresso.

Gli incidenti, cominciati verso mezzanotte sulla piazza antistantel'università, sono proseguiti anche in boulevard Saint Michel,dove sono state smantellate piccole barricate. Stamattina gli
agenti muniti di manganelli e di gas lacrimogeni hanno fatto irruzione nello storico ateneo parigino, stroncando i tentativi dei giovani di opporsi: nel giro di dieci minuti il complesso è stato completamente fatto evacuare.
Gli studenti avevano cercato di fermare la carica formando una catena umana al grido di
"Resistenza pacifica!", ma non sono riusciti a evitare lo sgombero.

Gli scontri hanno provocato diversi feriti: tra questi almeno undicipoliziotti, un dimostrante e un fotografo che stava seguendo gli sviluppi della vicenda. In totale, dall'inizio dell'occupazione dell'ateneo parigino, sono 31 le persone rimaste ferite. Incidenti analoghi hanno avuto luogo nella notte anche in numerose altre delle 85 Università di Francia presidiate nei giorni scorsi dai manifestanti.

L'occupazione della Sorbona rientrava nella  protesta in corso in tutta la Francia contro il Cpe, la legge sul contratto di primo impiego voluta dal governo conservatore del premier Dominique de
Villepin per combattere la disoccupazione giovanile, ma che agevola i licenziamenti senza giusta causa per i neoassunti di età  inferiore ai 26 anni.

Intanto sindacati e studenti vogliono approfittare del momento di difficoltà del governo e non intendono allentare la pressione.
Il 16 ed il 18 marzo si terranno due nuove giornate di protesta: la prima, destinata agli studenti, sembra destinata a diventare una sorta di prova generale per la seconda.

Il momento difficile per Dominique de Villepin rischia di diventare un vero incubo politico. Il premier è tra l'altro in difficoltà anche su un altro tema che riguarda da vicino i giovani, la legge sul diritto d'autore.


(11 marzo 2006)




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11 marzo 2006

LOTTA AL PRECARIATO, ORA E SEMPRE!

Barricate contro la riforma del contratto per i giovani neoassunti. Metà degli atenei francesi solidali con gli universitari della capitale
Parigi, ritorna il vento del '68. Gli studenti occupano la Sorbona

PARIGI - L'università Sorbona di Parigi è occupata da centinaia di studenti, circa 600 secondo il rettorato. E' la prima volta dal Maggio del '68, anche se le due vicende - finora - hanno poco a che spartire. Gli universitari che occupano da oggi la Sorbona protestano contro la legge, appena approvata, che comprende il discusso contratto di primo impiego Cpe. Il contratto prevede la possibilità di licenziamento senza giustificazione per i neoassunti con meno di 26 anni entro un periodo di prova di due anni. Secondo il governo francese l'aumento della flessibilità incoraggerà le aziende a nuove assunzioni mentre i sindacati e gli studenti criticano l'assoluta arbitrarietà concessa ai datori di lavoro.

Assemblee in metà degli atenei. Gli studenti sono entrati nello storico palazzo dalle finestre, bucando il cordone di Polizia che da qualche giorno circonda l'edificio. Altre centinaia di universitari, all'esterno, hanno eretto barricate. In tutto il paese le manifestazioni si moltiplicano: secondo dati dell'Unione studenti, contestati però dal ministro dell'istruzione Gilles de Robien, 45 atenei su 84 sono occupati o in sciopero, e decine di migliaia sono gli studenti coinvolti in dibattiti ed assemblee.

Il sindaco: "Niente cariche della polizia". Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, socialista, ha preso le difese degli universitari e ha chiesto alla polizia di evitare le cariche. "Sono molto preoccupato", ha detto. "Il movimento studentesco manifesta pacificamente. La scelta di metodi violenti non contribuirà a riavviare il necessario dialogo con i ragazzi del nostro Paese".


Due nuove giornate di protesta.
Sindacati e studenti sono determinati e fiduciosi; capiscono che il governo è in difficoltà e che il fronte mostra qualche cedimento, per cui sono decisi a non abbassare la pressione. Il 16 ed il 18 marzo si terranno due nuove giornate di protesta. Per il primo ministro Dominique de Villepin il momento è difficile: la scelta di introdurre il contratto di primo impiego ha suscitato perplessità anche fra gli imprenditori.

NOTA PERSONALE: Anche se la mia affermazione susciterà un vespaio di polemiche devo dire che, nonostante la condivida, la lotta al precariato mi lascia delle perplessità.
Il problema secondo me sta agli antipodi del nostro sistema politico-economico-sociale.

Con la odierna crisi economica del sistema occidentale (che ogni giorno di più sta mostrando di avere grosse falle strutturali e di dipendere troppo dallo squilibrio nella distribuzione mondiale delle risorse) a mio parere il lavoro FISSO in una struttura di tipo industriale e finalizzata alla produzione-vendita di beni di consumo (tanto per fare un esempio) non è possibile a priori (o meglio non sempre).

Infatti la struttura in questione dipende dalle fluttuazioni di mercato, è in balia delle correnti migratorie che forniscono sempre manovalanza a basso costo e fornendo sempre un solo tipo di prodotto cessa di avere significato nel momento in cui la domanda del medesimo decade (o semplicemente diminuisce).

Il precariato è purtroppo l'espressione sintomatica di un sistema (il NOSTRO) sbagliato a priori che si basa sull'UTILE AD OGNI COSTO.
E' chiaro che, in un ambito concorrenziale, ci saranno imprese che vincono e altre che perdono e quindi se un'impresa fallisce i posti di lavoro svaniscono ugualmente (o no?).

Inoltre dobbiamo anche constatare che la conduzione delle imprese (secondo me dall'avvento del sistemna delle società per azioni ma è solo un'opinione) in molti casi non è sufficentemente cristallina e interi capitali possono svanire dall'oggi al domani negando le risorse essenziali all'impresa per continuare a mantenere le sue forze-lavoro.

Volgio precisare una cosa: il lavoro è e resta per me UN DIRITTO FONDAMENTALE DI OGNI UOMO e su questo non c'è ragione d'impresa o profitto che tenga.

Ma sono comunque molto, molto perplesso.




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8 marzo 2006

PAR CONDICIO IN TV? A ME STA VENENDO UNA GASTRITE...

 
-Questo bel resoconto spiega bene come l'universo berlusconiano, compresa la sua persona, sia molto pubblicitario,  ricondotto, cioè, ad immagine  pubblicitaria manipolatrice.  
                                                                                                                      gi.
                               
Tra le tante cose che succedono, non e' particolarmente scandalosa, ma anche questa e' da far sapere.


 ROMA - Berlusconi non si accontenta più di decidere quando andare in onda, dove
andare in onda e con chi andare in onda.

Non si accontenta
 più di portarsi dietro un truccatore personale, un consigliere-suggeritore e un "curatore dell'immagine" che dà istruzioni tassative sulle inquadrature consentite e su quelle vietate.


No, adesso il presidente del Consiglio arriva in studio con
 il suo regista personale. Che non affianca il titolare della trasmissione, ma semplicemente lo sostituisce: prende il comando dello studio, dirige la puntata e poi va via insieme al Cavaliere.

Non
era mai successo, nella storia della televisione italiana, che a un intervistato - per quanto eccellente - venisse concesso un simile privilegio.

Non era mai successo fino a venerdì scorso, quando Silvio
 Berlusconi si è presentato allo studio 3 di Cinecittà per registrare la puntata de "L'incudine", la trasmissione di Claudio Martelli.

Che
 si trattasse di una puntata speciale, la redazione del programma l'aveva già capito: mandata in onda da Italia Uno abitualmente il giovedì dopo la mezzanotte, grazie all'arrivo del premier la trasmissione veniva eccezionalmente collocata nella prima serata di sabato, al posto del film "Men in black" (e così velocemente da non lasciare neanche il tempo a "Tv Sorrisi e Canzoni" di aggiornare i
programmi).


Non solo, ma gli autori del
programma - i più stretti collaboratori del conduttore nella preparazione delle interviste - erano stati  insolitamente tenuti all'oscuro delle domande preparate da Martelli  per il premier.
"Il presidente arriverà con la sua squadra", aveva
 avvertito la segreteria di Berlusconi. Nessuno però aveva capito che in quella squadra ci sarebbe stato anche il regista: Maurizio Spagliardi, un professionista ingaggiato da Mediaset per "Il senso
della vita" (che evidentemente deve aver conquistato la piena fiducia del premier con
 la puntata dedicata al suo amarcord familiare).
 Il fatto è che non l'aveva capito neanche il regista della trasmissione, Sergio Colabona(lo stesso di "Affari tuoi"), il quale stava arrivando a Cinecittà quando è stato fermato da una telefonata perentoria: "Non venire, non ce n'è bisogno".

Gelo negli studi,
 grande imbarazzo in cabina di regia, mentre Martelli - lasciando fuori dalla porta gli autori, increduli e furenti - si chiudeva nel suo camerino con Giorgio Mulè, il vice di Mauro Crippa al vertice della piramide Mediaset dell'informazione.
Poi è arrivato Berlusconi,
 con il resto della squadra (da Paolo Bonaiuti, che faceva sì-sì o
no-no da dietro le quinte, a seconda degli argomenti toccati da Martelli, a Roberto
Gasparotti
, il meticoloso curatore delle
 inquadrature presidenziali).
E Spagliardi, il regista "ad personam"
 ha dato il via alla registrazione.
Anche stavolta, come era già successo in tutte le altre trasmissioni che avevano ospitato il Cavaliere, era tassativamente proibito il primo piano: concesso, al massimo, qualche piano americano.
E
 naturalmente nessun cameraman s'è azzardato a puntare la telecamera sulle scarpe dell'ospite (che hanno colpito tutti i presenti per l'altezza del tacco e lo spessore del rialzo interno).
La trasmissione poi è andata come è andata. Due ore e mezzo di  interminabili sermoni berlusconiani, così pesanti che alla fine Mulè e il regista si sono guardati in faccia sconsolati, domandandosi se ci fosse un modo, magari col montaggio, di rendere un po' più commestibile quel diluvio di parole.

Non c'era, purtroppo. Nonostante
 il dimezzamento delle interruzioni pubblicitarie - altra misura "ad personam", del tutto inusuale per una rete commerciale - l'indomani l'Auditel avrebbe registrato uno share del 7 per cento, che per gli addetti ai lavori significa, in prima serata, "flop spettacolare". In fondo, al regista "titolare" è andata bene: adesso è l'unico che può dire "io non c'ero"
                                                                                (31 gennaio 2006)


NOTA PERSONALE: .....




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1 marzo 2006

I PACS E LE ELEZIONI: SCEGLIERE O SUBIRE

Pacs o non pacs, questo è il dilemma. Dinanzi a questa questione il mondo politico si è espresso in modo variegato, soprattutto in vista dell'appuntamento elettorale
nazionale.
Gay, lesbiche, bisessuali e transessuali ora hanno un compito e un'arma: il voto; si tratta di
capire se usarlo ed eventualmente come. Una cosa è certa: se si sceglie di non votare o di
farlo senza riflettere, si subisce lo stato delle cose, che nello specifico glbt significa l'assenza dei diritti e prima ancora l'attuale disconoscimento politico-normativo della esistenza stessa di una questione glbt generale.
Il centro destra si è espresso compatto:
nessun riconoscimento alle coppie omosessuali.
Un limpido e chiaro giudizio, un formidabile impegno, una coerente conferma.
Se qualcuno vuole votare il centro destra, conosce già ilfuturo; ma del resto, al di là della questione glbt, 5 anni di governo Berlusconi danno ad ognuno il metro per le proprie scelte, dinanzi agli interventi in materia di diritti civili, di precariato nel lavoro, di scelte internazionali, di
distruzione dell'assetto costituzionale, di aumento marcato della forbice fra ricchezza da un lato, mediocrità e povertà dall'altro.

Più complesso è lo scenario nel centro sinistra, soprattutto sulle questioni omosessuali e transessuali. Il programma dell'Unione in materia di Pacs è deludente, non si capisce cosa
produrrà, data la vaghezza e la necessità di mediare la contrarietà del partito della Margherita.
Il riferimento però è presente, così come è chiaro che si parla degli omosessuali; l'assurdità sta nel fatto che proponendo una futura normativa sulle coppie di fatto si afferma che riguarderà le
persone e non le coppie!

L'idiozia è lampante. Ma la politica è cosa sottile, si può dire una cosa e farne un'altra, perché
quel conta alla fine, quando gli impegni diventano fatti, è il rapporto di forze.

Nell' Unione solo la Margherita e Mastella si oppongono ai Pacs, tutti gli altri partiti sono favorevoli.
La scelta elettorale è facile: votare nel centro sinistra dovunque non sia presente la Margherita,
cioè spostare l'asse sui partiti favorevoli.
Per gli elettori glbt vicini ai Ds vorrebbe dire scegliere di non votare il proprio partito alla Camera (dove i Ds si presentano con la Margherita) e votarlo al Senato: una scelta diversificata, ma significativa e pesante.
Gli omosessuali e i transessuali hanno una sola possibilità: non darla vinta a Rutelli; significherebbe anche non darla vinta al Ruini-pensiero e a tutti coloro che di fronte
all'omosessualità sviluppano una ossessionante allergia.
Spostare voti non è un esercizio accademico, è spostare peso, spostare idee, esercitare potere
democratico dando forza a chi rappresenta le proprie esigenze.
Scegliere e non subire si può, anche perché o si sta dentro una Stato democratico e si usano le regole con responsabilità, o si ulula alla luna.
Quanto ai candidati gay alla Camera vanno supportati in ogni modo, incoraggiati e aiutati, non solo perché è meglio avere qualcuno che in prima persona porta avanti le battaglie glbt, anziché non avere nessuno, ma anche perché le persone in questione sono serie e capaci.

Rifondazione Comunista candida Vladimir Luxuria nel Lazio e Titti de Simone in Emilia; i Democratici di Sinistra candidano Franco Grillini in Lombardia. Votarli significa avere rappresentanti diretti, votarli significa spostare forze, votarli significa anche riconoscere il
lavoro che il movimento glbt ha fatto negli anni, perché è dal movimento che arrivano (Mario Mieli; Arcilesbica; Arcigay) e non se ne sono mai allontanati. E se per Grillini vuol dire fare uno strappo
alla regola di non dare voti ai Ds quando sono apparentati alla Margherita nel famoso listone, vuol dire farsi furbi e dimostrare che nella rappresentanza vera ci si crede.

Chiunque abbia suggerito ai nostri candidati di ritirarsi soffre della sindrome dell?Aventino e
vive lontano dalla realtà. Nelle lotte si partecipa e ci si crede, non si fugge quando il gioco è difficile, e meno che mai si invita gli altri a fuggire o a non continuare a credere nella vittoria.

Rossana Praitano
Presidente Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli




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28 febbraio 2006

IL PETROLIO E' IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA? SAREBBE MEGLIO DI NO.

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la

"Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina,leggerissima ed ultraresistente.
Capace di fare 100 Kmcon 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/he funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per
l'impianto di condizionamento.
Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il com pressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata
poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.

Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo
allestimento più semplice.

Qualcuno l'ha mai vista in Tv?

Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne
subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di
pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insoppor tabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.

Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.

Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita.

Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine
quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.
A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hannopassato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni.

Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.

Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto.
I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno.

Oggi si parla, forse della prima metà del 2006...

Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene d a pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda
gli uomini indipendenti.

La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati.
Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e
fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica,non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica mai nulla, presa com'è a
scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo....


Link utili (ci sono anche
video da scaricare):
http://www.eoloenergie.it/html/ita.html

NOTA PERSONALE:

HO DIMINUITO I TONI PROVOCATORI DEL POST A CAUSA DI INTERVENTI SERI E PONDERATI DA PARTE DI UNA PERSONA (PAOLO ATTIVISSIMO) CHE SI E' CURATA DI CONTROBATTERE LINK PER LINK LA TESI DELLA MACCHINA AD ARIA COMPRESSA, FORSE IN MODO PIU' SERIO E PONDERATO DI QUANTO ABBIA FATTO IO A CONTRIBUIRE A DIFFONDERLA .

COMUNQUE DATO CHE SONO IN MOLTI AD AVERNE PARLATO E A TUTT'OGGI QUESTA E' UNA DELLE BUFALE PIU' BEN MONTATE E DIFFUSE SU INTERNET IL POST RESTA QUI DOV'E', ANCHE PERCHE' SONO ANCORA IN MOLTI A NON RIUSCIRE A SCARTARE A PRIORI L'ESISTENZA DI CODESTO MAGICO ARTEFATTO.

COLGO L'OCCASIONE COMUNQUE PER DEPRECARE SERIAMENTE L'OPERATO DI CHI INTERVIENE CON CRITICHE NON SEMPRE MODERATE , IN MODO ANONIMO, NEI POST DI SVARIATI BLOG AL SOLO SCOPO DI PROVOCARE E INDISPETTIRE GLI ALTRI UTENTI.
INTERVENIRE MOSTRANDO PARERI DISCORDANTI DA QUELLI DEL BLOGGER E' LA PRASSI...OFFENDERE GRATUITAMENTE NO.
E NON C'E' NESSUNA SAPIENZA SUPERIORE CHE GIUSTIFICA UN'ATTEGGIAMENTO DEL GENERE.

LE MIE PIU' SINCERE SCUSE VANNO A CHI E' STATO OFFESO DALLA MIA CONSUETA IRRUENZA.
LE MIE OFFESE REITERATE (SEPPURE MODERATE NEL LINGUAGGIO) VANNO INVECE AI "PROFESSORINI" IMPROVVISATI DI CUI INTERNET PARE BRULICARE OGNI GIORNO.

RUGGINE!













permalink | inviato da il 28/2/2006 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


15 febbraio 2006

RELIGIONE? PER QUANTO NE SO E' ANCORA UNA LIBERA SCELTA SE PRATICARNE UNA O NO...

IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO DEI COBAS E SOSPENDE LA CIRCOLARE
MINISTERIALE SUL PORTFOLIO E SULLA NUOVA SCHEDA DI VALUTAZIONE :
SECONDO I GIUDICI NON E' PREVISTA DA NESSUNA LEGGE , INSERISCE
ARBITRARIAMENTE L'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA TRA LE MATERIE
OBBLIGATORIE E VIOLA IL DIRITTO DEGLI STUDENTI ALLA RISERVATEZZA

Mercoledì 1 Febbraio il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dai Cobas Scuola contro il cosiddetto portfolio delle competenze e la nuova scheda di valutazione ed ha intimato al Ministero di sospendere l'esecutività della circolare 84 del 10 Novembre.
Secondo i giudici del Lazio la circolare sul portfolio e sul documento di valutazione degli alunni è sospesa perchè portfolio e nuova scheda di valutazione non erano previsti dalla legge 53/2000, ma solo in un' indicazione transitoria mai divenuta regolamento.
La "nuova pagella "della Ministra Moratti è stata bocciata dal Tar del Lazio perchè inserisce
arbitrariamente la valutazione sull'insegnamento opzionale della religione cattolica tra le materie obbligatorie e, mancando invece il regolamento dei dati sensibili, viola il diritto degli stuidenti alla riservatezza.

Avevano dunque ragione i Cobas, i coordinamenti dei genitori e i/le docenti che nei collegi si sono battuti/e contro la circolare arbitraria e contro quei dirigenti che con arroganza sostenevano che era legge e che si doveva perciò applicare.

Un altro importante segmento della riforma Moratti va in frantumi ed anche la contrriforma della secondaria superiore è seriamente compromessa, considerato che il portfolio delle competenze è previsto anche per questo ordine di scuola.
In questo contesto appare patetico e ridicolo il comunicato stampa del MIUR che afferma "l'Ordinanza del Tar non sospende il portfolio e le linee guida ma soltanto due aspetti della
circolare" : in realtà hanno subito una sonora sconfitta e cercano di nasconderlo.

Come Cobas siamo stati l'unico sindacato che ha pensato,  studiato, deciso, patrocinato e presentato il ricorso ed abbiamo vinto e con noi hanno vinto soprattutto i coordinamenti dei genitori e  tutti/e quei/lle docenti che si sono battuti e si battono contro la riforma Moratti e la scuola azienda. Si può senz'altro dire che oggi è un bel giorno per la scuola pubblica.

COBAS SCUOLA PISA




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15 febbraio 2006

ITALIA E GIUSTIZA: UN BINOMIO DECISAMENTE INFELICE...

Rai e Mediaset danno alla magistratura di Caltanissetta i filmati del 19 Luglio 1992 con il colonnello Arcangioli che si porta via la borsa di Borsellino con la sua agenda personale scomparsa quasi 14 anni dopo. 
 
Conterrebbe informazioni «scottanti»: anche sull'omicidio di Falcone Agenda di Borsellino, sarà sentito l'ufficiale Francesco Arcangioli era stata fotografato con in mano la borsa del magistrato: i suoi movimenti sono stati ricostruiti grazie ai filmati  
Francesco Arcangioli in una foto d'archivio (Ansa)
PALERMO - Sarà interrogato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta il colonnello dei carabinieri Francesco Arcangioli, fotografato il 19 luglio 1992 in via D'Amelio con in mano la borsa di Paolo Borsellino che conteneva l'agenda del magistrato mai più trovata. Non è stata resa nota la data dell'interrogatorio né se l'ufficiale sarà sentito alla presenza dell'avvocato difensore. Arcangioli, già stato sentito nei mesi scorsi, ha fornito una versione dei fatti che contrasta con quella di altri testimoni. Ma l'acquisizione di filmati registrati da troupe della Rai e di Mediaset ha fornito ai pm la possibilità di ricostruire le ore successive all'attentato, compresi i movimenti dell'allora capitano Arcangioli.
IL MISTERO DELL'AGENDA - Sull'agenda, secondo quanto riferito dal tenente dei carabinieri Carmelo Canale, che era collaboratore di Borsellino, il magistrato annotava le cose più importanti. L'ufficiale dell'Arma, sentito dalla procura di Caltanissetta, ha affermato che in quell'agenda ci poteva essere scritto qualcosa circa l'attentato a Giovanni Falcone. Quando la polizia consegnò la borsa alla famiglia del procuratore aggiunto non c'era traccia dell'agenda rossa. Venne trovata, invece, una rubrica in cui Borsellino segnava tutti gli appuntamenti.
06 febbraio 2006
 




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9 febbraio 2006

LA FIACCOLA OLIMPICA IN VAL DI SUSA!

In merito a quanto accaduto a Susa , domenica 5 febbraio, durante il passaggio della fiaccola olimpica, il Coordinamento del Comitato NO TAV Susa-Mompantero comunica quanto segue:
  1. La popolazione di Susa (e non) si è radunata dopo le 14:00 nei pressi del Ponte di Via Mazzini, zona intorno alla quale i componenti del Comitato NO TAV Susa-Mompantero avevano, nella mattinata, sistemato degli striscioni con gli slogan classici della protesta (non ve n'erano di impudici, offensivi, etc.; il più forte (coperto su richiesta nel momento clou) riportava l'equazione TAV = Mafia, che qualcuno - vedi ad esempio il Dott. Fernando Imposimato, giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo - in Corruzione ad Alta Velocità, Viaggio nel governo invisibile con G. Pisauro, S. Provvisionato, edizioni KOINE' nuove edizioni, novembre 1999, Telefono: 06 / 52.24.42.80 - aveva già scritto ben prima del Comitato di Susa-Mompantero);
  2. Già al mattino e ancora prima del passaggio della fiaccola, sono state rilasciate diverse dichiarazioni (TV Svizzera, NBC, RAI3, TV giapponese , TV Svizzera,etc.) da portavoce del Comitato Susa-Mompantero per dire: "esprimiamo contrarietà alle Olimpiadi per il modello che esse rappresentano, simile a quello del TAV, ma non vogliamo comunque boicottarle. Vogliamo invece utilizzarle come cassa di risonanza per far conoscere al resto del mondo i motivi della protesta del nostro territorio".
  3. La folla radunatasi era in gran parte costituita da portatori di bandiere classiche NO TAV, che sventolavano in quantità sorprendente;
  4. Prima del passaggio della fiaccola per due volte è stato dato l'avviso al megafono che non si intendeva né fermare né disturbare in alcun modo la fiaccola ma ,al contrario, al momento del cambio del tedoforo presumibilmente davanti alla Chiesa del Ponte, salutare con il motto "a sarà dura";
  5. Ogni persona di buon senso realizzava in quella situazione che il passaggio di qualsiasi veicolo sarebbe stato estremamente difficoltoso; a maggior ragione per camper e furgoni; gli organizzatori, a conoscenza della possibilità di affluenza di un folto pubblico, non hanno ritenuto di salvaguardare l'ampiezza del passaggio con mezzi idonei quali transenne etc.;
  6. Nei tre mesi precedenti l'evento olimpico, contro ogni ragionevole strategia mirata alla distensione, sono state realizzate azioni (31 ottobre, 30 novembre, 5 dicembre 2005) che hanno causato la mobilitazione di una grande parte dell'opinione pubblica valsusina e non solo, spingendo ad una crescente protesta per la negazione di elementari ed importanti diritti democratici e costituzionali sul nostro territorio, anche chi non aveva mai preso parte direttamente alla contestazione TAV. Se si fosse ritenuto prioritario il miglior svolgimento di tutti gli eventi legati alla manifestazione olimpica (al di là delle proteste che essa già da sola porta con sé: contestazione degli sponsor, del modello che privilegia il business rispetto ai valori dello sport, dell'impatto ambientale degli impianti usati generalmente una tantum etc.) sarebbe stato necessario lavorare già preventivamente per creare un clima distensivo sul territorio. Non avendo fatto questo, (anzi il contrario) era assolutamente prevedibile la presenza ragionevole di manifestanti contro il TAV, per l'eco che l'evento mediatico offre alla protesta. Non solo non si è lavorato preventivamente, si sono anche usati gli "effetti speciali": diversi esponenti delle forze dell'ordine, chiaramente riconosciuti, partecipanti alle azioni ricordate sopra, che se non ricordiamo male sono ancora oggetto di indagine, sono sfilati in testa al "corteo" della fiaccola. Altra intelligente "manovra distensiva" sempre perchè si voleva far fare bella figura all'Italia, alla Valle di Susa e alla nostra Citta di Charme: come aprire una preziosa galleria d'arte vicino ad un deposito di benzine e dirottare sul balcone soprastante lo sfogo dei fumatori incalliti; non è miglior modo per spiegare il nostro amore per l'arte?
  7. E' difficile sostenere che chi ha la regia dell'evento ha lavorato bene. Il regista qui ha sbagliato ed è forte il dubbio che non sia una casualità.
  8. Rapportato a questo quadretto (non proprio idilliaco), cos'é il pur spiacevolissimo e censurabile episodio di una bandiera sventolante che ha rischiato di sbattere sulla fiaccola?
  9. E vi immaginate, se qui a Susa (dove ribadiamo sono state prese da parte del Comitato tutte le possibili misure per evitare i problemi) è stata urtata la suscettibilità del regista, cosa gli sarebbe toccato se fosse passato in quei Comuni dove la protesta popolare aveva già a priori deciso di impegnarsi una accoglienza secondo i migliori propositi?
  10. Tutto sommato riteniamo sia stato meglio così. Che la fiaccola non sia scesa verso quelle strade. Ci spiace per chi si sente l'orgoglio ferito e la cocente delusione di convivere con persone che mettono al primo posto la preoccupazione per la salute dei propri figli anziché l'impalpabile piacere di un pomeriggio di mondanità patinata ed irripetibile.
  11. Non secondario nella decisione presa, deve essere stato il fatto che la Coca-Cola, che insieme ad altri enti generosi paga la benzina per la carovana della fiaccola, essendosi dovuta fermare ad Exilles, abbia deciso di risparmiare gli spiccioli perché comunque il tour della Val di Susa non avrebbe aggiunto un gran ritorno d'immagine (crediamo che complessivamente la campagna promozionale non sia andata particolarmente bene in Italia quest'anno).
  12. Non è da giustificare il comportamento di chi ha sbagliato causando i problemi: viene da chiedersi se, andando tutto liscio a Susa, la carovana avrebbe proseguito per la Bassa Valle, senza trovare la scusa che ci sarebbero state in giro troppe poche persone con gli occhi azzurri e i capelli biondi. 

Doriana Tassotti ( per il Coordinamento Comitato NO TAV Susa-Mompantero )




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